Il Papa atterra a Cuba e Raul chiede la restituzione di Guantanamo

Il viaggio caraibo-americano di Papa Francesco è iniziato all’aeroporto intitolato al padre della Patria, lo scrittore e poeta e rivoluzionario José Martí. Discorso meramente politico quello di Raul Castro (come era lecito attendersi), istituzionale quello di Francesco. Il programma di oggi.
22 AGO 20
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A prendere la parola per primo è stato Raul Castro, che non ha mancato di rivendicare i successi della revolución e di citare le ricette proposte dal fratello Fidel alla Conferenza sullo Sviluppo e l’ambiente promossa dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro, nel 1992. L’attuale presidente ha affermato che “il sistema internazionale di oggi è ingiusto e immorale. Ha globalizzato il capitale e convertito in suo idolo il denaro. Ha fatto dei cittadini meri consumatori. Anziché diffondere la conoscenza e la cultura, li aliena con modelli di comportamenti e e riflessioni promosse da mezzi che servono solo i loro propri interessi”. Raul Castro ha anche ribadito “l’apprezzamento” per il sostegno della Santa Sede nel dialogo tra gli Stati Uniti e Cuba: “Il ristabilimento delle relazioni è stato un primo passo nel processo di normalizzazione delle relazioni tra i due paesi”. Quanto all’embargo, il presidente l’ha definito “crudele, immorale e illegale”, invocando in mondovisione “la restituzione della base navale di Guantanamo”.
Il discorso di Francesco, invece, ha lasciato da parte le rivendicazioni dei Castro e ha puntato a sottolineare gli elementi salienti del suo viaggio in terra cubana. Dopo i ringraziamenti di rito, i saluti ai presenti, ai vescovi e a “tutto il popolo cubano”, il Papa ha chiesto al presidente Raul di “trasmettere i miei sentimenti di speciale considerazione e rispetto a suo fratello Fidel”. Si attendono le reazioni dei dissidenti, degli oppositori al quasi novantenne fondatore del regime che ormai fa sentire la sua voce solo dalle colonne del giornale governativo Granma. Bergoglio ha ricordato i viaggi “memorabili” di Giovanni Paolo II nel 1998 e di Benedetto XVI nel 2012 e, citando un passaggio del discorso pronunciato da Karol Wojtyla durante la cerimonia di arrivo nello stesso aeroporto, ha rinnovato l’appello “affinché Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Frase storica che è servita a Francesco per entrare fin da subito nell’evento degli ultimi mesi, il disgelo tra L’Avana e gli Stati Uniti dopo più di mezzo secolo di tensioni: “il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. E’ un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del sistema della valorizzazione universale… sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo”.
Frase, quest’ultima tratta dagli scritti di José Martí. Il Pontefice ha incoraggiato “i responsabili politici a proseguire su questo cammino e a sviluppare tutte le sue potenzialità, come prova dell’alto servizio che sono chiamati a prestare a favore della pace e del benessere dei loro popoli, di tutta l’America, e come esempio di riconciliazione per il mondo intero”.
[**Video_box_2**]Il programma di oggi prevede alle 9 ora dell'Avana (le 15 in Italia) la messa in piazza della Rivoluzione, cui seguirà l'Angelus. Nel pomeriggio locale, la visita di cortesia a Raul Castro (ore 16 cubane, le 22 in Italia). Un'ora più tardi, il Papa celebrerà i Vespri in cattedrale e alle 18.30 locali incontrerà i giovani del Centro culturale "Padre Varela".